oye tu que dices que mi
patria no es tan linda
oye tu que dices que lo nuestro no es tan bello
(dentro L'Avana vecchia)
yo te invito a que
busques por el mundo otro cielo tan azul como mi cielouna luna tan brillante como
aquella que se pierde en la dulcura de la caña un fidel que vibra en la
montañas un rubì cinco franjas y una estrella
(Plaza de la Revolution)
cuba que linda es cuba
quien la defende la quiere mas
cuba que linda es cuba
ahora que es libre la quiero mas
cuba que linda es cuba
ahora sin yanquis la quiero mas
Chuquicamata, detta anche Chuqui, è la miniera di rame a cielo aperto più grande del mondo. Si trova in Cile nella Regione di Antofagasta, a 15 km a nord di Calama e a 245 km a nord-est del capoluogo Antofagasta.
E’ lunga 4,5 km e larga 2.5 km e supera i 1000 metri di profondità.
È possibile visitarla lasciando un contributo libero, basta mettersi in lista presso la CODELCO, la società statale che la gestisce.
Poco lontano dal grande cratere in perenne escavazione sorge un grande villaggio ormai fantasma, in cui vivevano circa 25mila tra operai, minatori e le loro famiglie.
Era un campamento simile a una piccola città con tutto quello che serviva alla popolazione, ma poi tutti vennero trasferiti a Calama dove vennero costruiti alcuni quartieri con questo scopo; gli ultimi se ne andarono nel 2008.
Vi lavorano 18mila persone, 24 su 24, che estraggono 1500 tonnellate di rame al giorno (!) di cui il 45% viene esportato in Asia (il 22% alla Cina). Le stime indicano che se ne potrà estrarre ancora per i prossimi 50 anni. Si capisce che con il prezzo del rame alle stelle questa voce funga da traino all’intera economia cilena.
I mezzi di scavo e di trasporto la percorrono grazie a un sistema viario a gradoni che si sviluppa su più livelli, collegati tra loro da brusche rampe discoscese, sino al piano che costituisce la profonda base. Le ruote di questi mastodontici automezzi misurano tre metri di diametro e sono azionati da un motore indipendente.
Nella miniera operano un centinaio tra autocarri pesanti ed escavatori a cucchiaio, che lavorano duramente per estrarre e trasportare giornalmente circa 600.000 tonnellate di minerale di rame. Per far fronte a una simile quantità, ciascun ribaltabile deve poterne trasportare almeno 400 tonnellate a ogni viaggio.
Per le società minerarie, gli investimenti nelle apparecchiature mobili sono spesso la voce di spesa più elevata. Le ruote dei ribaltabili impiegati a Chuquicamata costano 12.000 euro cadauna, mentre un escavatore a pala costa circa 20 milioni di euro.
La nazionalizzazione delle miniere di rame fu formalizzata nel 1971, con una riforma costituzionale che sancì la partecipazione dello stato nelle riserve di rame del paese in misura del 51 percento. La Codelco nacque nel 1976 e, da allora, è cresciuta sino a diventare il principale produttore di rame del mondo, con circa il 20 percento delle riserve mondiali e una produzione che, nel 2008, è stata pari a 1,5 milioni di tonnellate di rame pregiato.
Uno degli obiettivi principali della Codelco è produrre rame al minor costo possibile per la popolazione cilena, a cui si affiancano altri intendimenti cruciali. Nel 2003 la società ha approvato la sua “Politica per lo Sviluppo Sostenibile”, la quale sancisce l’importanza di perseguire gli obiettivi economici nel rispetto dei principi di sviluppo sostenibile e responsabilità sociale.
In linea con tali finalità, la società stabilisce quanto segue: “La missione della Codelco consiste nello sviluppare, in modo solerte e responsabile, tutte le capacità nell’attività mineraria e in quelle correlate al fine di massimizzare nel lungo termine il proprio valore economico e il contributo allo stato del Cile”. La Codelco è andata ben oltre questo proposito: nel 2008, la frequenza degli incidenti è stata la più bassa nella storia aziendale e, nello stesso anno, si è scelto di investire 36 milioni di euro in progetti ambientali.
“A Chuquicamata, sostenibilità e sicurezza sono i principi guida. Quando arriva un nuovo minatore, prima si parla di lui e solo dopo dei processi”
Un capolavoro della natura: le cascate di Iguaçu si trovano al confine tra Brasile, Argentina e Paraguay .
Si tratta di una serie di cascate che nascono dalla confluenza del Rio Paranà e del Rio Iguaçu. Sono ben 275 salti, la cui altezza media è calcolata in 65 metri, che precipitano lungo uno strapiombo largo 3 chilometri. Una leggenda degli indios attribuisce le cascate di Iguaçu all'opera diretta del loro dio, il Dio Serpente padrone del mondo. La storia narra di come la figlia del loro capo tribù, una ragazza di nome Naipi, a causa della sua straordinaria bellezza fosse stata destinata a vivere esclusivamente al servizio del Dio Serpente, dal curioso nome M'Boy. Ma la ragazza, innamoratasi di un giovane guerriero del villaggio e da questi corrisposta, un giorno fuggì con l'amato lungo il fiume. Il Dio Serpente, accortosi dell'improvviso gesto, per vendetta creò un'enorme spaccatura nella roccia facendovi precipitare il fiume, e con esso i due giovani, trasformando Naipi in una roccia ai piedi della cascata e il giovane guerriero in una palma ai bordi dell'abisso. In realtà, la formazione delle cascate di Iguaçu (che nel linguaggio degli indios della zona significa "grandi acque") risale a 120 milioni di anni fa, causata da una profonda spaccatura della crosta terrestre. A scoprirle fu un avventuriero spagnolo, Don Alvaro Nunez, nel 1542, ma la loro importanza, dal punto di vista turistico, e in parte naturalistico, è maturata solo nel XX secolo.
Oggi sono visitate da più di 2 milioni di persone all'anno. Le cascate fanno precipitare circa 1.500 metri cubi d'acqua al secondo. Dei 275 salti che le caratterizzano, il più grande è il cosiddetto "garganta do diablo" (la "gola del diavolo"): 14 cascate si riuniscono e si riversano in un dirupo lungo 90 metri, un salto potente e assordante che provoca un effetto di nebulizzazione così intenso da dar vita alla manifestazione dell'arcobaleno perpetuo. Alla base del primo livello delle cascate, c'è una passerella che consente di provare un'intensa emozione: si viene circondati dall'acqua scrosciante, dal verde della foresta e dai colori dell'arcobaleno: meraviglioso!
Le cascate di Iguaçu danno il meglio di sé nei mesi di gennaio e febbraio, quando i fiumi sono in piena. Sul versante brasiliano, si raggiungono percorrendo un sentiero o utilizzando un apposito ascensore, oppure percorrendo una passerella di cemento che si distende per quasi due chilometri sopra le cascate: eccellente la vista dell'acqua che piomba nel dirupo. Per una visione ancora più emozionante e spettacolare delle cascate, ma anche del parco circostante, potete compiere un'escursione con l'elicottero del servizio turistico. Le cascate sono inserite in un grande Parco Naturale, magnifico scenario che circonda anche la città di Iguaçu (188.000 abitanti) con la vegetazione tipica della foresta subtropicale.
Visitandolo, potrete scrutare splendidi esemplari di uccelli e farfalle, e un'ampia varietà di alberi, piante rampicanti e rocce.
POTOSI' (Bolivia) - Sono passate da poco le due del pomeriggio quando entriamo
in una delle 520 gallerie che trafiggono il Cerro Rico (letteralmente, il colle
ricco) di Potosì, dove nel Cinquecento fu scoperta la più grande miniera d'
argento del mondo, che è tutt'ora attiva, anche se produce minerali meno
preziosi, come stagno, piombo e zinco. Siamo vestiti come i 4.200 minatori che
ogni giorno scendono nei pozzi (cinquemila) a quasi 500 metri di profondità per
«attaccare» le vene: elmetto, lampadina, casacca ruvida, stivaloni di gomma.
La nostra guida, FOX (spesso i minatori usano dei soprannomi), ci prepara a
quello che stiamo per vivere e soprattutto ci dà consigli su come uscirne
illesi.
E una volta dentro ti rendi conto che effettivamente se non si seguono
strettamente delle regole è complicato rimanere “illesi”.
Le gallerie in molti punti sono molto strette e quando passano i carrelli,
spinti a mano dai mineros, l’unica cosa da fare e buttarsi nello spazio tra le
rotaie e il muro, sperando di trovare abbastanza spazio. Noi lo abbiamo
trovato, anche perché Fox ci avverte prima dell’arrivo dei carrelli, e con dei
segnali che lancia con la luce dell’elmetto, avverte della nostra presenza.
Man mano che si scende in profondità il caldo aumenta e si possono
raggiungere anche i 45-50°.
(el Supay, il diavolo, che i minatori chiamano affettuosamente Tio, cioè zio.)
Incontriamo molti minatori nella discesa ai quali doniamo un piccolo
sollievo con le bibite portate. E usanza donare qualcosa ai mineros come
bevande, tabacco, foglie di coca o candelotti di dinamite!!!
A noi è andata bene perché oggi non è giorno di esplosioni (mi dicono che è
una cosa abbastanza inquietante).
Oggi, gran parte dell'attività mineraria è gestita da cooperative che
lavorano in proprio e devono perciò sgobbare parecchio per far quadrare il
bilancio famigliare. 8 ore al giorno, per un salario mensile di 700 bolivianos
(circa 100 dollari).
Il sogno di
unire il Nord dell'Argentina con il Cile con una linea ferroviaria che
valicasse le Ande produsse studi e progettazioni fin dal 1889 , ma solamente
nel 1920 iniziò la costruzione ad opera dell'ingegnere Ricardo Maury.
La linea fu inaugurata nella sua totalità nel 1948, ma solamente nel 1972
iniziò la prima timida corsa del treno turistico che divenne un servizio
regolare solo a partire da 12 ottobre 1978. Nel 1991 venne privatizzata.
Il tragitto
Il tragitto
del "Treno alle nuvole" parte della città di Salta a 1187 mt sul
livello del mare , raggiunge la massima altitudine sul viadotto della "
Polvorilla" a 4220 mt sul livello del mare, giunge fino a Socompa nel
nordest argentino e prosegue sino al porto cileno di Antofagasta sull'Oceano
Pacifico.
Il tragitto argentino è lungo 219 Km e le partenze sono previste per le 7:05
del mattino con ritorno alle 22:00 , per una durata complessiva di 15 ore.
Il treno è formato da un numero variabile di carrozze da 7 a10, include una
carrozza ristorante e una carrozza bar.
Sul percorso 1.400 curve, 13 viadotti, 31 ponti e 21 tunnel.
Sul suo cammino, attraversa un paesaggio montagnoso , affascinante e ricco di
colori.
Come si
svolge il viaggio :
I
viaggiatori sono accolti la mattina della partenza nella città di Salta e
salutati con musiche folkloristiche e durante il viaggio una guida turistica
polilingue illustra le località attraversate .
Una volta
raggiunto lo spettacolre viadotto della Polvorilla a 4220 mt , ai viaggiatori è
permesso scendere dal treno per ammirare la meraviglia dello spettacolo.