martedì 6 maggio 2014

San Pedro de Atacama - Cile


 
Il Cile è natura all’ennesima potenza , una terra da Nord a Sud  piena di estremi in cui la varietà dei paesaggi può soddisfare  tutti i gusti, anche e soprattutto grazie alla facilità negli spostamenti  e allo spirito accogliente della sua gente …….ma pur avendola visitata tutta vi è una parte del Norte Grande che ci ha letteralmente colpito e che non possiamo che consigliare vivamente , abbinandola al sud della Bolivia vi ritroverete a percorrere uno dei viaggi più entusiasmanti e fotograficamente spettacolari che potrete mai immaginare:
questo spettacolo  si chiama San Pedro de Atacama .
 
Il nostro viaggio verso San Pedro ha inizio dall’Argentina, precisamente  da Salta.
Se avrete la fortuna di partire dall’Argentina consigliamo vivamente questo itinerario poiché la ruta che collega Salta a San Pedro è una delle più spettacolari che abbiamo percorso. Il viaggio dura all’incirca una giornata e il percorso viene coperto solo da due compagnie di autobus ed effettuato 3 volte alla settimana con tratte diurne , anche perché percorrendolo di notte sarebbe un vero peccato visto che vi perdereste la parte migliore del viaggio: il suo paesaggio.
E’ un itinerario molto frequentato dai turisti e dalla gente locale quindi consigliamo di acquistare il biglietto dell’autobus, in entrambe le direzioni, alcuni giorni prima.
Le partenze sono tutte di mattina presto e percorrono per intero la ruta 27 superando le Ande attraverso il paso de Jama. Il viaggio è spettacolare, il paesaggio è un susseguirsi di montagne dai mille colori intervallate da lagune incontaminate dove trovano ristoro centinaia di specie di uccelli.
 
 
Le formalità doganali sono tutto sommato molto organizzate e veloci, e in men che non si dica vi ritroverete a San Pedro giusto per l’ora di cena.
La fama di questo villaggio di edifici di adobe (piccole case bianche in pietra) e’ dovuta principalmente alla sua posizione nel cuore più profondo di uno degli scenari più spettacolari  del Cile .
Si dice che gli ingenti giacimenti di quarzo e di rame della regione conferiscono ai suoi abitanti la loro caratteristica energia positiva e qui a San Pedro l’avvertirete  dall’istante in cui metterete piede fuori dall’autobus.
San Pedro , situata a 2.438m di altitudine sopra il livello del mare, riesce a stento ad accogliere le orde di turisti che la invadono, essendo formata da poco più di una manciata di edifici di adobe raccolti intorno ad una bellissima piazza alberata e da una pittoresca chiesa.
Le sue vie sono del tutto ricoperte di sabbia e disseminate da piccole guest house, i resort lussuosi sono veramente pochi, quindi la si può definire sicuramente una località molto amata dai viaggiatori zaino in spalla.
Malgrado il grosso sviluppo turistico l’atmosfera rilassata che contagia ogni visitatore è rimasta del tutto intatta nel tempo e qualsiasi sia la durata del vostro soggiorno qui troverete sempre qualche escursione da fare rimandando in continuazione il giorno della partenza.
Il villaggio propriamente detto è piccolissimo e compatto e praticamente tutti i luoghi interessati sono raggiungibili agevolmente a piedi dalla piazza, tuttavia per visitare tutte le zone circostanti sarà necessario unirsi ad una delle miriade di escursioni giornaliere .
Il visitatore potrà scegliere tra una gamma di vastissime escursioni, scegliendole di volta in volta tra attività estremamente rilassanti a quelle più impegnative;
 
 
sguazzare in una sorgente termale vulcanica ,  precipitare giù per una rapida pista in sella ad una mountain bike, esplorare musei di antiche civiltà o scalare vulcani in attività, cimentarsi su un sandboard su gigantesche dune, ammirare, congelati all’alba, allo spettacolo dei jeiser, o il tramonto alla valle della luna, cimentarsi alla scoperta di lunghe distese di sale ricoperte di fenicotteri o semplicemente partecipare ad un escursione notturna  ad uno dei centri astronomici più famosi al mondo ed ammirare le stelle come non le avete mai viste.
 
 
C’è però da dire che oltre a partecipare a più escursioni possibili vi consigliamo di ritagliarvi almeno una o due giornate da trascorrere per conto vostro, passeggiando senza meta o noleggiando un cavallo o un a bici e lasciarvi trasportare dall’energia di questo posto spettacolare.
 
Il nostro consiglio è quello di dedicare a questo angolo del Cile almeno una settimana, e troverete il modo di occuparla senza pentirvene mai.
Cercheremo di elencare le innumerevoli escursioni a cui abbiamo partecipato, lasciando a voi la scelta dell’agenzia, che reputiamo essere più o meno tutte allo stesso livello, e assolutamente prenotabili sul posto di giorno in giorno nella più totale libertà possibile.
 
 
La prima escursione è ai laghi dell’altopiano; partenza all’alba e rientro in giornata.
 
 

 
 
Ammirerete centinaia di fenicotteri rosa , sosterete alla laguna Claxa, Laguna Inique, nel salar di Atacama per poi visitare al rientro il villaggio di Socaire, delizioso insediamento composto da caratteristiche abitazioni in pietra (non perdetevi i panzerotti di formaggio di capra fatti al momento dalle donne del villaggio ...squisiti)
 
 
Seconda escursione da non perdere e’ quella ai Geyser di El Tatio; Si parte da San Pedro alle 4 del mattino  e vi avvertiamo da subito che  al temperatura è di -15 gradi , e rimarrà tale fino al sorgere del sole .
 
 
 
Tutto questo è necessario per poter arrivare ai jeiser all’alba e poter così ammirare lo straordinario spettacolo di questi buchi fumanti che al sorgere del sole eruttano come piccoli vulcani.
 
Da non perdere , andateci però ben coperti…….
 
Altra escursione molto gettonata è il tramonto alla Valle della Luna .
L’escursione ha sempre partenza nel pomeriggio, si attraversa a piedi la Valle della Muerte e  si scala le due dune della valle della luna, in tempo per arrivare  in cima ed ammirare al calare del sole che trasforma le montagne circostanti in un gioco di colori spettacolari…..
 
Escursioni altrettanto suggestive alla laguna Cejiar e Ojios de Salarm dove è possibile immergersi e rimanere a galla proprio come nel Mar Morto.
E non perdetevi di notte una breve visita al centro astronomico , dove con una bollente tazza di caffè nero e una coperta ammirerete il cielo come non l’avete mai visto.
 
 
Come anticipato il nostro viaggio da San Pedro è poi proseguito verso la Bolivia.
 
Tale escursione viene effettuata solo da pochissime agenzie del posto ed è molto particolare e richiede senza dubbio un grande spirito di adattamento e una buona dose di avventura.
Il viaggio dura 5 giorni e viene percorso su piccole Jeep; il pernottamento è in camere molto spartane ubicate in piccoli paesini sul percorso, prive di riscaldamento e ubicate ad un altura che raggiunge i 5.000 metri.
Questo va detto in quanto spesso la temperatura scende parecchio e raggiunge anche i -10  gradi e si è così costretti a dormire vestiti.
Non dimenticatevi di portare con voi un ottimo sacco a pelo, spesso quello che le agenzie vi forniscono sono di pessima qualità e molto leggeri e la notte, fidatevi, tra l’altura e il freddo, senza  potrebbe essere un problema.
Anche il cibo è molto basico a base di carne e verdure cotte, patate e acqua, classici pasti da pueblo.
Ora dopo aver elencato quelli che possono apparire aspetti negativi di contro vi troverete davanti a scenari spettacolari, a perdita d’occhio e onestamente tutti i lati che potrebbero risultare negativi improvvisamente svaniscono, almeno lo è stato per noi.
Ma la descrizione di questo 5 giorni avventurosi e magnetici tra le terre selvagge della Bolivia è tutto un altro viaggio …..e un'altra storia (che descriveremo a parte) …..che merita di essere presa in considerazione da chi si troverà a percorrere questi luoghi e vuole addentrarsi in uno degli itinerari più suggestivi del Sud America, armati di tanto spirito di adattamento e di avventura.
Suerte

venerdì 11 aprile 2014

Sostieni EMERGENCY. Dona il tuo 5x1000


C'è un modo di contribuire alle attività di Emergency che non ti costa nulla: devolvere il 5 per mille della tua dichiarazione dei redditi a Emergency.
Il codice fiscale di Emergency è 97147110155

Come fare per devolvere il tuo 5 per mille a Emergency

Se presenti il Modello 730 o Unico
  1. Compila la scheda sul modello 730 o Unico;
  2. firma nel riquadro indicato come "Sostegno del volontariato...";
  3. indica nel riquadro il codice fiscale di Emergency: 97147110155.
 Se non sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi

Anche se non devi presentare la dichiarazione dei redditi puoi devolvere a Emergency il tuo 5 per mille:
Compila la scheda fornita insieme al CUD dal tuo datore di lavoro o dall'ente erogatore della pensione, firmando nel riquadro indicato come "Sostegno del volontariato..." e indicando il codice fiscale di Emergency: 97147110155;
  1. inserisci la scheda in una busta chiusa; 
  2. scrivi sulla busta "DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF" e indica il tuo cognome, nome e codice fiscale;
  3. consegnala a un ufficio postale (che la riceverà gratuitamente) o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti...).
 Come useremo il tuo 5 per mille

Anche grazie al tuo 5 per mille, cureremo gratuitamente le vittime della guerra e della povertà nei nostri ospedali, centri chirurgici, centri pediatrici, centri di maternità, posti di primo soccorso, centri sanitari, poliambulatori, ambulatori mobili e centri d'eccellenza.

In Afghanistan continueremo ad accogliere nei nostri Centri chirurgici le vittime della guerra che da ormai più di 40 anni devasta il Paese e a offrire, nel nostro Centro di maternità, assistenza ginecologica, ostetrica e neonatale alle donne del Panshir e non solo.

In Sierra Leone, il Centro chirurgico di Goderich continuerà a essere un punto di riferimento per l'intero Paese.

In Iraq, ai pazienti del Centro di Sulaimaniya daremo non solo riabilitazione fisica ma anche formazione professionale e aiuto per avviare cooperative: cura e lavoro, per tornare a essere parte integrante della società in cui vivono.

Cureremo i bambini nei nostri Centri pediatrici in Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sudan.

Il Centro Salam in Sudan continuerà a ricevere pazienti cardiochirurgici da tutta l'Africa, perché riteniamo che anche la medicina "di eccellenza" sia un diritto di tutti.

E continueremo a lavorare sempre e di più anche in Italia, curando migranti e persone in stato di bisogno nei nostri Poliambulatori a Palermo e a Marghera, offrendo loro servizi di orientamento socio-sanitario presso lo sportello di Sassari e portando i nostri Ambulatori mobili dovunque ce ne sia necessità: aree agricole, campi nomadi...

Come abbiamo usato il 5 per mille gli scorsi anni
Il contributo del 5 per mille derivante dalle dichiarazioni dei redditi dell'anno 2011 (relative ai redditi 2010) ammonta a 11.023.415,46 euro ed è stato erogato a luglio 2013.  Il 5 per mille derivante dalle dichiarazioni dei redditi dell'anno 2010 (relative ai redditi 2009) ammonta a 10.699.131,30 euro ed è stato erogato a ottobre 2012; quello mille derivante dalle dichiarazioni dell'anno 2009 (redditi 2008) ammonta a 8.074.262 euro ed è stato erogato a novembre 2011.

Il contributo del 2008 (relativo ai redditi 2007) ammontava a 9.111.565 euro ed è stato ricevuto nell'agosto 2010. Il 5 per mille delle dichiarazioni dei redditi dell'anno 2007 (relative ai redditi 2006) è stato ricevuto nel dicembre 2009 e ammontava a 6.951.105 euro.
  1. Come abbiamo utilizzato i fondi del 5 per mille 2010
  2. Come abbiamo utilizzato i fondi del 5 per mille 2009
  3. Come abbiamo utilizzato i fondi del 5 per mille 2008
  4. Come abbiamo utilizzato i fondi del 5 per mille 2007
 Emergency è impegnata a destinare ai suoi programmi umanitari almeno il 90% dei fondi disponibili: nel 2011, dati dell'ultimo bilancio approvato, il 91,44% dei fondi raccolti è stato impiegato direttamente nei progetti, per offrire assistenza sanitaria gratuita a chiunque ne abbia bisogno.

Grazie a tutti quelli che hanno scelto di destinare il proprio 5 per mille a Emergency.

venerdì 4 aprile 2014

SEBASTIAO SALGADO - GENESI


 
«Ho terminato la realizzazione dei reportage di Genesi a quasi settant’anni. Mi hanno sfinito fisicamente. Ho affrontato climi molto duri, dai più freddi ai più caldi, e poi, soprattutto, ho percorso a piedi distanze enormi. In città, abbiamo l’abitudine di camminare su superfici piane, mentre quando si è nella foresta con gli indios, si cammina su terreni instabili, si scavalcano tronchi d’albero. A volte, ve ne sono di talmente grandi che per passare, bisogna sedersi sopra e scivolare rotolando dall’altra parte. Si cade molto spesso. Gli indios, invece, non cadono mai. Il primo giorno in cui si cammina nella foresta, si è stremati: si sente che si sono attivati muscoli che non lavoravano più da quando si era bambini. Certi muscoli, poi, non sapevo nemmeno di averli. Riassumendo, direi che se per la mente è uno stato di grazia, per il corpo è un castigo. Dopo otto anni, ero stanco sì, ma interiormente rigenerato. Per In cammino, avevo affrontato quanto vi è di più duro e violento nella nostra specie e non credevo più nella possibile salvezza del genere umano. Realizzando Genesi ho cambiato idea.
Shamans, Xingu, 2005 - © Sebastião Salgado
Per prima cosa, ho incontrato il pianeta. Avevo già girato il mondo, ma questa volta ho sentito che ci stavo entrando dentro. Ho contemplato la nostra terra dalle cime più alte agli abissi più profondi: sono stato ovunque. Ho scoperto la parte minerale, vegetale e animale e poi, ho potuto vedere noi esseri umani come eravamo all’inizio dell’umanità. Una contemplazione molto confortante, perché l’umanità delle origini è molto forte, particolarmente ricca di qualcosa che poi abbiamo perso diventando urbani: il nostro istinto. È proprio il nostro istinto che permette di sentire e prevedere molte cose, un cambiamento di temperatura o altri fenomeni climatici attraverso l’osservazione del comportamento animale. In realtà oggi, stiamo abbandonando il nostro pianeta; perché la città è un altro pianeta. Ho visto ciò che eravamo prima di lanciarci nella violenza della città, dove il nostro diritto allo spazio, all’aria, al cielo e alla natura si è perso fra i muri delle case. Abbiamo eretto barriere che ci separano dalla natura. Di colpo, non siamo più in grado di vedere, di sentire… Di osservare un uccello dal vetro della finestra e immaginare che sia l’innamorato di un altro uccello con cui fa l’amore, che ami i suoi piccoli, che si sia costruito il nido su quell’albero, che la sua vita dipenda dal vento. Non sappiamo più che ha un apparato fatto di pelle e piume in grado di proteggerlo dai raggi del sole, dalla pioggia e dalla neve. Non vediamo più, non sappiamo più queste cose.
Gold Serra Pelada, Brazil, 1986 - © Sebastião Salgado/Amazonas

Frequentando i popoli che vivono come noi abbiamo vissuto, ho riscoperto questo genere di meraviglie. E alla fine mi sono sentito molto arricchito. Se nel mio libro La mano dell’uomo
ero fiero di mostrare che noi umani siamo un tipo di animale molto abile a produrre, ho visto anche che con il nostro modo di vivere abbiamo fatto di tutto per distruggere ciò che garantisce la sopravvivenza della nostra specie. Non credo esista un grande creatore che ha ordinato la natura e l’intero universo vivente. Credo molto di più all’evoluzione e mi sento un discepolo di Darwin. Credo ci siano delle leggi e che le cose si costituiscano attraverso la dialettica, l’accumulo dell’esperienza e la maturazione. Tuttavia i processi di maturazione non evolvono tutti in senso positivo. Non siamo ancora capaci di spiegare il primo istante dell’inizio, ma possiamo già spiegare scientificamente il seguito. Genesi mi ha dato l’opportunità di misurare l’età del mio pianeta. Nel Sahara ho visto pietre tagliate 16.000 anni fa, in Venezuela montagne che hanno 6 miliardi di anni. Ci si rende conto che la vita possiede un’altra dimensione. In fondo, non è che un breve passaggio.

Penisola di Yamal, Siberia, 2011 - © Sebastião Salgado/Amazonas Images  


Genesi mi ha fatto prendere coscienza che a forza di allontanarci dalla natura per via dell’urbanizzazione, siamo diventati animali molto complicati e che diventando estranei al pianeta, diventiamo estranei a noi stessi. Ma non si tratta di un problema irrisolvibile; il rimedio passa attraverso l’informazione e sono felice di aver potuto dare il mio contributo. Mi piacerebbe far capire che la soluzione al pericolo corso dagli uomini e da ogni specie del pianeta non consiste nel tornare indietro, ma nel tornare alla natura. Del resto è quello che con Lélia facciamo in Brasile, ripiantando la foresta. Solo gli alberi sono capaci di assimilare tutta l’anidride carbonica che produciamo. L’albero è l’unica macchina che trasforma l’anidride carbonica in ossigeno. Quindi, la foresta assimila e trasforma il nostro inquinamento in legno: è straordinario. Tanto più che quando si pianta una foresta, la maggior parte dell’anidride carbonica viene assorbita nei primi vent’anni, quando gli alberi stanno crescendo.
Galápagos, Ecuador, 2004 - © Sebastião Salgado/Amazonas 


Con Lélia e nostri amici di Instituto Terra, abbiamo piantato 2 milioni di alberi. Abbiamo calcolato che, attualmente, siamo riusciti a catturare 97.000 tonnellate di carbone. Ma ciascuno può fare qualcosa, secondo le proprie possibilità. Basta sentirsi coinvolti. Lélia e io non siamo ricchi. Ci siamo rifugiati in Francia, abbiamo lavorato. La fortuna a volte ci ha aiutato e oggi siamo fieri di poter ripiantare questa foresta grazie al frutto del nostro lavoro e a coloro che ci hanno sostenuto. Ma soprattutto, grazie alla nostra energia, che proviene da una certezza: tornare al pianeta è l’unico modo per vivere meglio. Il mondo moderno, urbanizzato, è castrante, con tutte le sue regole e le sue leggi. Soltanto nella natura ritroviamo un po’ di libertà. Ecco che cosa abbiamo voluto mostrare con Genesi, i nostri libri e una serie di mostre presentate in tutto il mondo.
Penisola Antartica, 2005 - © Sebastião Salgado/Amazonas
 
È strano il modo in cui siamo arrivati a occuparci di ambiente. A volte mi chiedo per quale caso fortuito e mi rispondo che è stato il momento che vivevamo. Esattamente come in precedenza era stato il momento giusto per occuparci delle trasformazioni industriali e poi delle migrazioni. Per Lélia come per me, sarà sempre fondamentale condurre una vita che sia partecipe della propria epoca. Sarà sempre fondamentale restare attivi. Se ci chiediamo come siamo arrivati fin qui, guardando indietro ci rendiamo conto che è stata semplicemente la nostra vita a condurci dove siamo. La mia fotografia non è una forma di militanza, non è una professione. È la mia vita. Adoro la fotografia, adoro fotografare, tenere in mano la fotocamera, giocare con le inquadrature e con la luce. Adoro vivere con la gente, osservare le comunità e ora anche gli animali, gli alberi, le pietre. Per me la fotografia è tutto questo e non posso dire che siano decisioni razionali quelle che mi portano in giro a vedere il mondo. È un’esigenza che proviene dal profondo di me stesso. È il desiderio di fotografare che mi spinge di continuo a ripartire. Ad andare a vedere altrove.

A realizzare sempre e comunque nuove immagini».

giovedì 24 ottobre 2013

BRASILE - SANTAREM E ALTER DO CHAO

 
Credo che ogni viaggiatore  ha fantasticato almeno una volta  di fare un viaggio in Amazzonia , una terra in cui il solo nome evoca immagini di fitte foreste pluviali , tribù indigene e natura incontaminata.
Senza dubbio le cifre su questo bacino sono strabilianti : il bacino del rio delle amazzoni  ha una superficie pari al doppio di quella dell’india  e abbraccia ben 8 nazioni . Noi abbiamo visitato nei nostri viaggi passati  il Rio delle Amazzoni in Perù, in Ecuador e in Brasile e abbiamo incontrato parecchi viaggiatori che ahimè lasciano spesso l’Amazzonia delusi perché si aspettano incontri alla Discovery Channel : con giaguari , anaconde e tribù  mezze nude armate di arco e frecce . Ma  udite , udite , dalla nostra esperienza e da esperienze di tanti altri viaggiatori come noi questi incontri non si verificano quasi mai , a meno  che non abbiate mesi e mesi di tempo e tanta e tanta fortuna da dedicare ad un viaggio solo in Amazzonia. 
(Porto di Santarem)
Le esperienze più belle che si fanno in Amazzonia sono altre. Quello che rende speciale un viaggio in questi luoghi è il viaggio in se, il percorrere senza fretta  questo immenso bacino , assaporando ogni piccolo incontro , gustandoti ogni tramonto dondolandoti su un amaca. Percorrere in canoa  una foresta allagata sonnecchiare in amaca a bordo di un battello locale  che risale scoppiettando la corrente , svegliarsi in piena notte nella giungla  al richiamo di migliaia di uccelli e di scimmie urlatrici . Questo fiume è imponente e inarrestabile e sembra quasi un essere vivente  al pari delle piante e degli animali che dipendono da esso. Gli avvistamenti degli animali sono rari , ma proprio per questo ancora più speciali , la foresta pluviale è ovunque e nelle giornate di pioggia incute anche timore. Le tribù indigene sono appartate ma le comunità che vivono  lungo il fiume e che puoi ammirare durante la navigazione sono vitali e affascinanti.
 
In realtà sono le piccole cose a rendere speciale un viaggio in Amazzonia e se lo vivrete così l’amazzonia non potrà che affascinarvi.
Quest’anno abbiamo visitato questo grande fiume da Manaus a Belem e volutamente ed intenzionalmente abbiamo voluto soffermarci su un tratto del fiume poco conosciuto al turismo , ancora incontaminato ma che ci ha lasciato senza fiato : Santarem.
(L'incontro delle acque)
 

Santarem è una piccola cittadina sul rio a metà strada tra Manaus e Belem. Grazie alla sua magnifica posizione alla confluenza con il rio delle Amazzoni e il rio Tapajos  di colore più chiaro Santartem ha il suo mitico incontro delle acque , perché i due corsi d’acqua scorrono a fianco senza  mescolarsi e anche dal lungofiume  si distinguono chiaramente i due diversi colori .

 
(Amache al mercato di Santerem)

Molti viaggiatori , come noi , giungono qui per recarsi ad Alter do Chao  una graziosa cittadina a 35 km  di distanza con spiagge fluviali di sabbia bianca e un atmosfera rilassata molto apprezzata dai viaggiatori zaino in spalla.
 
 
Non a caso Alter do Chao compare meritatamente su centinaia di cartoline . Di fronte alla cittadina molto piccola e da poco aperta al turismo , si estende infatti un banco di sabbia  che forma una pittoresca isola di sabbia bianca chiamata Ilha do amor (isola dell’amore) .
 
L’isola e’ più grande e più’ bella quando l’acqua è bassa (da Giugno a Dicembre) e in questa stagione si può raggiungere anche a piedi, mentre nella stagione delle piogge con una semplice barca a remi che vi trasporterà da una sponda all’altra. Nella stagione secca emergono delle bellissime spiagge bianche  e non per niente molti l’hanno battezzata  come i caraibi dell’Amazzonia.


Oltre a vantare questa famosa spiaggia Alter do Chao  si trova all’ingresso di una famosa laguna verde  che si può esplorare senza problemi a bordo di piccole canoe a noleggio.
 
 
 
Laguna verde e’ un lago a tre punte  circondato da foreste e offre
numerosi posti per nuotare , fare snorkeling e avvistare numerosi  uccelli e animali; l’escursione di mezza giornata termina ammirando  il tramonto in un insenatura dell’Ilha do amor, dove si possono avvistare i delfini rosa.
 
 
I barcaioli sul lungo mare offrono escursioni a poco prezzo , senza doversi necessariamente appoggiare ad una agenzia .
Da Alter do Chao  si possono fare anche bellissime escursione  alla FLONA ( floresta National )  do Tapajos .
 
I mastodontici alberi con tronchi che nemmeno 20 persone riescono ad abbracciare  sono una delle maggiori attrattive di questa foresta  di 5.550 kmq .All’interno della foresta vi sono molte piccole comunità  che vivono soprattutto di pesca , di noci e di caucciù. Alcuni villaggi sono ubicati in posizioni migliori di altri ma ovunque decidiate di andare sarà un  esperienza memorabile: esplorerete la foresta in totale tranquillità, alloggerete con gli abitanti dei villaggi  e imparerete  qualcosa sulle attività estrattive  (come il caucciù) di fondamentale importanza per preservare l’Amazzonia.
(L'albero del caucciù)
I villaggi di Maguarì e  Jamaraguà sono  quelli con più esperienza per ricevere i visitatori ed è dove siamo andati noi.
Qui vi è un sentiero ben tenuto di 9 Km che si addentra nella foresta , prima secondaria e poi primaria . La camminata è mediamente impegnativa , anche per via dell’alto tasso si umidità , ma a dir poco interessante e stupefacente. Si avvistano centinaia di specie di funghi , di alberi , di piccoli  e grandi insetti …..tutto nella più totale tranquillità e senza la presenza di turisti.
 
 
La guida è solitamente il capofamiglia del villaggio e sono molto preparati alla spiegazione di ogni singolo tratto della foresta. Al ritorno si ha la possibilità di  far visita ad alcune famiglie che lavorano il caucciù, dall’estrazione alla lavorazione , alla vendita dei singoli oggetti. A dir poco affascinante.  Si può infine rientrare ad Alter do Chao in canoa, semplicemente  scivolando silenziosamente tra gli alberi , avvistando animali , insetti e  rettili.
(Bradipo)
Per raggiungere  i villaggi sopra citati non e’ necessario appoggiarsi ad agenzie ma si può raggiungerli da Santarem con una semplice corsa di autobus locali che in 30 minuti vi lasceranno  nei villaggi che desiderate. Nulla di più semplice ed economico.
 
Che dire, un piccolo angolo di Amazzonia dove potrete trascorrere tranquillamente una settimana senza annoiarvi, passeggiando sul lungo fiume, dondolandovi sulla vostra amaca, facendo compere nell’unico e meraviglioso negozio di artigianato locale o sorseggiando una birra nei pochissimi locali della piazza principale.
 
 
Una piccola perla nel Rio delle Amazzoni che pochi conoscono ma che noi consigliamo vivamente di visitare , assaporandola in tutte le sue mille facce. Come ci si arriva? Nulla di più semplice.
Da Manus con un volo di una sola ora oppure in maniera più affascinate su un grosso barcone che discende il fiume in 3 giorni di tranquilla e rilassante navigazione.
Ricordandovi però prima di salire o scendere  di guardare molto  bene dove mettete i piedi …..!!!!!!!!

Foto e video: Viaggiatori on the road

lunedì 21 ottobre 2013

Colombia - Cartagena de Indios


 
Soleggiata e ricca di cultura la costa caraibica della Colombia , lunga 1670 km , è‘ da tempo l’attrattiva principale del paese dove si riserva  un numero di turisti nazionali e stranieri maggiori rispetto a  qualsiasi altra parte dello stato.
Lungo questo tratto di costa si susseguono molti ecosistemi, dalle fitte macchie di giungla, alla costa soleggiata del panamà, fino al  paesaggio desertico al confine con il Venezuela . La città più bella di cui risplende il litorale è senza ombra di dubbio Cartagena de Indios,  città coloniale di una  bellezza e di un romanticismo che non conoscono uguali in Colombia.
 
 
Capitale del dipartimento di Bolivar Cartagena è caratterizzata da una bellezza genuina e possiede una storia ricca di avvenimenti , ma riveste anche un luogo importante come città portuale e base di partenza per raggiungere località non facilmente accessibili via terra , come le isole al largo di Panama.
 
Cartagena de Indios e’ quindi a nostro parere la regina indiscussa della costa caraibica. Emozionante , viva e piena di colori , questa è stata la prima impressione che ne abbiamo avuto .
La nostra permanenza è stata di soli 3 giorni , ma sono bastati per assaporarne tutta la sua magica atmosfera.
 
Il centro storico è un labirinto di  vicoli meravigliosamente conservati  all’interno di una cerchia di mura lunga 13 km, sovrastati da splendidi balconi, chiese monumentali  che ornano ogni piazza. Balconi che caratterizzano ogni via della città vecchia esageratamente curati e ornati da fiori , quasi in maniera maniacale , ma poi scopriremo che qui ogni anno vi è un concorso che premia il balcone più bello e al vincitore viene concesso di non pagare le tasse per un anno intero. Non male  direi!!
 
A fianco alla città vecchia  vi è la città esterna immersa nel traffico e nel rumore  delle fabbriche . E’ qui che vive la classe operaia di Cartagena  .
A Cartagena è bene dimenticarsi i ritmi abituali del viaggiatore. Qui bisogna passeggiare senza meta di giorno e di notte nel centro storico , immergersi nella sua atmosfera  e fermandosi ogni tanto per tenere a bada il caldo in uno dei tanti caffè  all’aperto della città. 
L’attrattiva principale di Cartagena è indubbiamente il centro storico .
 
 
Il centro è circondato da Las Murallas  le imponenti mura erette per difendersi dai nemici. L’ideale è visitarle camminandoci sopra , in due, tre ore si riesce a compiere l’intero tragitto e ammirare dall’alto i palazzi antichi nel suo interno e gli edifici moderni  all’esterno.
La Torre dell’orologio è senza dubbio la prima struttura che si nota entrando, con il suo colore giallino.
 
Plaza de Bolivar con la sua cattedrale, il palazzo de la Inquisizion  circondati da piccoli negozietti e da donne che vendono la frutta fresca e’ meraviglioso, ti ritrovi a  perdere di vista il tempo e a rimanere seduta ad ammirare  questi luoghi più a lungo del previsto.
 
Una breve corsa in bus ci porta al  Castillio de San filipe , la più grande e robusta fortezza costruita dagli spagnoli  in territorio coloniale. La fortezza dista 20 minuti dalla città vecchia ma è ben visibile anche dalle mura. I punti strategici del forte sono collegati da un sistema di gallerie che consentivano la distribuzione delle provviste e servivano anche come vie di fuga. Alcune gallerie sono illuminate e aperte al pubblico . Il consiglio è di andarci nel tardo pomeriggio, il tramonto visto dal forte e’ spettacolare.
 
Un’altra meta interessante e’ stato il mercato  Bazurto.
Il labirintico mercato centrale di Cartagena  è piuttosto sporco ma decisamente affascinante : un luogo, come dice la guida, adatto a viaggiatori avventurosi che colpirà tutti i vostri sensi e così è stato .
Vi si vede ogni genere di merce e  c’è una infinità di bancarelle di frutta e verdura oltre che una zona riservata alla vendita del pesce e della carne. Certo al mercato non troverete nulla da comprare ma si ha modo di gettare uno sguardo alla vita quotidiana dei veri Cartagenos.
Se ci andate prestate però molta attenzione agli zaini e alla macchina fotografica e anche se a noi non è accaduto nulla l’atmosfera non era di certo rilassante.
 
L’ultimo giorno a Cartagena lo abbiamo dedicato alla visita delle isole caraibiche . Per questa escursione è necessario affidarsi ad un tour organizzato . Le imbarcazioni partono tutte dal porto dalla e 8 alle 9 del mattino e basta recarsi sul posto il giorno stesso per trovare un biglietto  sulla prima barca in partenza  e non avrete difficoltà a trovare qualche sconto sul prezzo. L’escursione è carina , malgrado sia molto turistica , nel tour è compreso il trasporto alle isole , il pranzo e la visita ad uno zoo acquatico , e due ore di relax sulla spiaggia di playa blanca , una delle spiagge più belle delle isole .
La prima fermata è all’isola del Rosario , 35 km  a sud est di Cartagena , un arcipelago formato da  27 isole circondate da barriere coralline  dove il mare assume sfumature che vanno dal turchese al porpora.
 
La visita allo zoo acquatico è interessante anche se un po’ veloce visto l’enorme  quantità di turisti che ospita ogni giorno.
 
La seconda fermata è a playa blanca, spettacolare lingua di sabbia circondata da palme e capanne in paglia.
Qui ci si ferma per il pranzo e si hanno a disposizione due ore di relax.
Playa blanca è anche un ottimo luogo per fare snorkeling in quanto la barriera corallina si trova a pochi passi dalla riva.
 
Un Mix di cultura , fascino frenesia, aggiunta al bellissimo ostello dove abbiamo alloggiato nel pieno centro storico ha fatto si che questa tappa del nostro viaggio sia stata una delle più suggestive e ci ha del tutto sfatato il falso mito che la Colombia sia un paese pericoloso. Anzi ci siamo forse sentiti più sicuri qui che in altri paesi del Sud America.
 
Molti dicono che la Colombia a livello turistico sia il futuro del Sud America; questo non lo possiamo dire con certezza ma sicuramente la  strada intrapresa è quella giusta.
 
foto: Viaggiatori on the road